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REBT

Tempo di lettura 8 Minuti

TERAPIA RAZIONALE EMOTIVA COMPORTAMENTALE

Nello scorso articolo ( Le distorsioni cognitive), abbiamo accennato alla Rational-Emotive Therapy (RET) , successivamente ristrutturata e diventata Rational-Emotive Behaviour Theraphy ( REBT), elaborata dallo psicologo Albert Ellis intorno agli anni ’50.

Si tratta di una prassi psicologico-clinica di tipo attivo (fa fare i compiti a casa) e di impostazione Cognitivo-Comportamentale , che attribuisce grandissima importanza al fatto che le persone strutturano in modo inconsapevole i propri “disturbi” emotivi e quindi sono loro stessi ad avere il potere e la capacità di cambiarli e di scegliere una vita emotiva più soddisfacente.

Sento già alzarsi echi di rabbia da parte dei lettori che con questa affermazione si percepiscono come additati e colpevoli di tutte le loro disgrazie. Calmatevi, mettete a terra i forconi e facciamo una gran bella differenza tra colpa e responsabilità, già ampiamente discussa nei miei precedenti articoli e……..se vi siete arrabbiati vuol dire solo che non li avete letti. Il mio orgoglio ne risente un po’, ma se li leggete capirete meglio che nessuno accusa nessuno.

Mini riassuntazzo: la colpa è consapevole, molto occidentale come punto di vista. La responsabilità è la conseguenza di una scelta, che questa sia volontaria o involontaria, chiara o non chiara, effetto butterfly. La colpa ti blocca e ti fa vergognare, per questo la rifuggi…..la responsabilità se accettata, ti da la soluzione e la libertà dai mali che ti affliggono.

Ma ritorniamo alla REBT!

Verde Blu Grigio Foto Diagramma Circolare di Flusso Grafico
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Il suo assunto di base è che gli esseri umani non vengono destabilizzati emotivamente da situazioni sfortunate (le sfighe), ma dal mondo in cui costruiscono le loro opinioni su queste circostanze, attraverso il linguaggio ( leggi Impara a parlarti), le credenze valutative (leggi le distorsioni cognitive), i significati e le filosofie del mondo, di  se stessi e degli altri.

L’ ABC delle emozioni:

Attraverso questo approccio le persone imparano e applicano questa premessa apprendendo il modello di disturbo e cambiamento psicologico A-B-C-D-E-F.

Il modello A-B-C  afferma che non è A (avversità) che causa C (conseguenza), ma  ciò che la persona crede (belief) irrazionalmente su A. Le difficoltà possono essere situazioni esterne, oppure un pensiero, o un sentimento o un evento interno, ma poco importa, si reagisce sempre attraverso B, per quanto quasi tutti si è più che tentati di giustificarsi modificando la genesi di A… “e ma è perché mi ha provocato”…..”e ma perché mi ha ricordato la nonna che odiavo”…..

Possiamo semplificare il modello A-B-C-D-E-F  in questo modo:

A: avversità

B: credenza sviluppata nell’individuo su A, le avversità.

C: conseguenze, ma conseguenze delle credenze della persona, e quindi di B.

D: le dispute della persona  di AB e C nel suo pensiero.

E: la effettiva nuova filosofia o consapevolezza che si sviluppa nella persona attraverso l’occorrenza di D nella sua mente.

F: i sentimenti di  per sé dopo il punto C o dopo il punto E. 

Cosa si intende per Razionale e Irrazionale:

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Le B, cioè le credenze  irrazionali, sono la parte più importante di questo modello, sono le “lenti” attraverso cui le persone interpretano il mondo interiore ed esteriore. Secondo la REBT, se il giudizio valutativo (B) di una persona ad A è molto rigido e disfunzionale, è probabile che la C, cioè la conseguenza  emotiva e comportamentale, possa essere controproducente e distruttiva. Invece, se le credenze di una persona sono flessibili e costruttive, allora le conseguenze emotive e comportamentali saranno probabilmente di auto-aiuto  e costruttive.

Attraverso la REBT le persone prendono coscienza dell’influenza dei loro significati illogici, irrealistici, autolesionistici, possono imparare ad indentificarli e quindi andare a D, disputando, creando un contraddittorio evolutivo e mettendo in evidenza le “magagne” cognitive.  In E, la nuova forma mentis, riconosce ed evidenzia qualsiasi atto psicopatologico, lo distingue dai costrutti sani e approfondisce filosofie più costruttive e di autoaiuto. Tutto questo porta ad F, alla creazione di nuovi sentimenti e comportamenti molto più appropriati alla A che si sta affrontando.

Questa teoria, presuppone il fatto che gli esseri umani abbiamo tendenze innate sia razionali, funzionali…….sia irrazionali, socialmente dannose. Le persone consciamente o inconsciamente, costruiscono difficoltà emozionali come, rabbia, dolore, vergogna, depressione, ansia, e comportamenti come compulsività, procrastinazione, evitamento, dipendenza….. a causa di pensieri, emozione e comportamenti  irrazionali e autolesionistici.

La REBT viene applicata come un processo educativo e riabilitativo, in cui il terapeuta insegna direttamente al paziente come identificare le tendenze irrazionali, con determinazione metterle in discussione e sostituirle con altre razionali e funzionali, ottenendo così un modo di pensare  più costruttivo.

Un pilastro importante della REBT è mostrare al paziente che ogni volta che si sono verificati eventi spiacevoli nella vita delle persone, esse possono scegliere se sentirsi in un modo sano, magari dispiaciuti, delusi, frustrati…….oppure in modo malsano, crogiolandosi nella rabbia, odio, depressione, panico, angoscia. In questo caso, se non lo avete ancora fatto, andate a leggere il mio articolo Pensare più in grande.

Quali aspetti emozionali vengono tenuti in considerazione:

  • FENOMENOLOGICO: come viene percepita l’emozione e le sensazioni associate ad essa.
  • SOCIALE: ciò che una emozione comunica alle altre persone.
  • FISIOLOGICO: l’attivazione neurovegetativa ed ormonale nel corpo e come questo ne diventa dipendente (Quando il corpo diventa mente).
  • COMPORTAMENTALE: il tipo di azione che deriva da una certa emozione.

Se un’emozione presenta almeno tre di questi aspetti sul versante negativo, allora si sta parlando di un’emozione nociva, disfunzionale, che necessita di essere rimodulata.

Come è strutturato un intervento REBT:

Di solito ci sono diverse sedute di assessment, prima che il terapeuta decida di utilizzare questa strategia. Si cerca di evitare una lunga ricerca nel passato, per evitare di dare troppa importanza alle esperienze e non alle emozioni.

Durante la prima seduta si identificano i punti A e C del problema che porta il paziente e si termina con l’assegnazione del primo homework che spesso consiste nel compilare un diario delle emozioni, in cui il paziente monitorerà le proprie emozioni, l’intensità e la situazione in cui le ha provate. Quindi si tratta di monitorare A e C dell’episodio emotivo. Nelle sedute successive, riprendendo gli homework, si cercherà di mettere in  discussione i pensieri dietro le emozioni provate, e si apprenderanno tecniche sia cognitive che comportamentali per poter far fronte a questo cambiamento.

Ma come si individua l’ABC e il problema principale?

In genere il paziente si presenta esponendo la parte A del problema, oppure la parte C, ad esempio “ non riesco ad andare d’accordo con i miei compagni di classe”, oppure “quando mi trovo in compagnia di nuove persone mi sento in imbarazzo”. Compito del terapeuta è definire dettagliatamente le caratteristiche dell’evento attivante, identificare in modo preciso le reazioni emotive e comportamentali della persona e individuare le sue modalità disfunzionali di pensiero.

Assessment punto A: non si deve considerare il punto A come qualcosa di completamente esterno al soggetto, bensì bisogna tener presente che l’evento attivante può anche essere un ricordo o un’immagine mentale. Mentre si cerca di ricostruire i dettagli dell’evento attivante, bisogna tenere a mente che il modello REBT include sia realtà oggettive (ciò che veramente è accaduto), sia le interpretazioni soggettive (il significato particolare che la persona da all’evento).

Assessment punto C: fare domande mirate alla persona per far emergere la reazione emotiva C è importante, le domande possono essere tipo:

  • “Quando è successo questo episodio, cosa ha provato?”
  • “Che stato d’animo aveva quando si trovava in quella situazione?”

Ricordiamo che nel punto C non si trovano solo le emozioni della persona, ma anche i suoi comportamenti, quindi il terapeuta dovrà far emergere anche cosa fa il paziente , come agisce, quando prova un determinato stato d’animo. Emozioni e comportamenti sono strettamente connessi. Va comunque accuratamente evitato da parte del terapeuta rivolgere domande che comunicano una concezione di tipo AC ( l’evento attivante causa l’emozione), come per esempio:

  • “come ti ha fatto sentire questa cosa?”
  • “ Sentire quei commenti che emozione ti ha provocato?”

Questo perché l’obiettivo terapeutico è quello di inserire B in mezzo a questo processo. Domande alternative possono essere:

  • “Come ti sei sentito riguardo a questa cosa?”
  • “Che stato d’animo hai provato quando hai sentito i commenti?”.

Molti potrebbero pensare che il significato è lo stesso e che dirlo in un modo o nell’altro non cambia di molto. E invece no, le parole sono potere…..le pause fanno capire cosa è più importante e cosa no …..gli accenti cambiano totalmente il significato di una parola. Imparare a parlarsi è un’arte vincente se si vogliono cambiare distorsioni cognitive.

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Tecniche per far comprendere il rapporto tra pensieri ed emozioni:

E’ importante aiutare il prima possibile la persona a comprendere che tra evento ed emozione vi è sempre il pensiero, e se il pensiero è diverso, l’emozione finale è diversa, altrimenti non riuscirà mai a comprendere l’importanza di indagare sui suoi pensieri. Ma come?

Spiegazione diretta: si utilizzano metafore ed esempi per far comprendere al paziente che l’evento attivante non causa direttamente la risposta emotiva e comportamentale.

Spiegazione socratica: si può far notare che altre persone nella stessa situazione hanno avuto reazioni ed emozioni completamente diverse e aiutarlo a riflettere sul perché. Oppure far rievocare alla persona un’emozione del passato, collegata a una situazione particolare, che adesso è associata a un’emozione diversa. O anche mettendo a confronto due modi di pensare diversi riguardanti la stessa situazione, presentando una situazione ipotetica (il capo ufficio mi insulta) alla quale può assumere diversi tipi di pensiero (è colpa mia, guarda sto cafone, me ne fotto allegramente) e condurlo a constatare il diverso impatto che questi pensieri possono avere sulle sue emozioni.

Le tecniche di messa in discussione dei pensieri irrazionali e i vari tipi di Homework, forse sarebbe meglio scoprirli all’interno di un vero percorso terapeutico e non da un semplice articolo che ha solo il grande onore di aiutare le persone a capire che si può cambiare, a scegliere di migliorare e a trovare il coraggio di chiedere il giusto aiuto. E se come scritto sopra, le parole comunicano il pensiero…..

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Quindi….. a voi la scelta