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L’arte di saper disinnescare

Tempo di lettura 6 Minuti

Ma che cosa è L’arte di saper disinnescare?


Ieri stavo vedendo, anzi rivedendo per la quarta volta uno dei miei film preferiti: Perfetti Sconosciuti. Ad un certo punto del film uno dei protagonisti dice una di quelle frasi che ti rimangono impresse per sempre, che diventano fari nella tua esistenza, non perché il concetto non lo sapevi, ma perché detto in quel modo ha una forza emotiva così forte da lasciare il segno.

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  –Però una cosa importante l’ho capita.

    – Cosa?

 – Saper disinnescare?

 –cioè?

 –Non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere. Anzi, è pure saggio. Le uniche coppie che vedo durare sono quelle dove uno dei due, importa chi, riesce a fare un passo indietro. E invece è un passo avanti!

Quando lo si legge, meglio se lo si ascolta, non è che uno non lo sappia, anzi è uno di quei concetti che quando lavori come terapeuta con delle coppie ti capita sempre di affrontare.

Ma detto con questa semplicità ed allo stesso tempo intensità, devo ammettere che ha una potenza superiore di qualsiasi discorso fatto da qualsiasi terapeuta.

Questo è uno dei motivi per cui spesso durante il percorso terapeutico consiglio dei film da guardare, il loro messaggio colpisce dritto l’inconscio.

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Nei primi tempi in cui facevo terapia di coppia mi sono trovata spesso di fronte le critiche, le obiezioni di uno della coppia: “perchè devo essere sempre io a fare un passo indietro, a lasciar perdere per il quieto vivere?”.

Allora lì a cercare di far capire la superiorità di una ritirata, ma non ha mai avuto molto mordente anzi avevo di fronte il paziente con una faccia la cui espressione voleva dire più o meno così “boh, sarà, ti voglio credere perché ti pago un sacco di soldi”, e mai una espressione alla “ oddio, come CI hai ragione!”.

Mi sono quindi trovata già la prima volta che vidi il film, a pensare, a riflette sul concetto di disinnescare.

La parola di per sé rimanda all’atto di disattivare l’innesco di una bomba che sta per esplodere, cioè:

far cessare la scarica elettrica variando le condizioni fisiche da cui è provocata……abbassare la tensione.

Detta così non è più una resa, non è più una sottomissione, anzi, tutto l’opposto. Come il più abile degli artificieri, quando uno dei due membri della coppia sente che l’energia aumenta, si accumula, diventa sempre di più e sta per fare BUUM…… lì con un intuito infallibile, grande abilità e sprezzo della rabbia, disinnesca la bomba. ( sono stata troppo enfatica? Vabbè ma secondo me ci vogliono proprio gli zebedei per disinnescare).

Questa spiegazione mi risolve anche la seconda delle obiezioni più gettonate: “ e come dovrei fare?”. Bloccando la scarica elettrica ( e se le emozioni sono energia, la similitudine ci sta tutta).

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E come cessare la scarica elettrica?

 Variando le condizioni fisiche da cui è provocata. E qui si apre veramente un mondo terapeutico, poiché se prima si stagnava un po’ su una posizione di resa tipo fioretto a Gesù Bambino, adesso si lavora sul serio.

Il passaggio produttivo è da cosa ha detto uno, cosa ha fatto l’altro, ………a cosa c’è veramente dentro ciò che ha fatto uno e ciò che ha detto l’altro e che ha creato quindi le condizioni in cui l’energia si è accumulata.

Allora ecco che la rabbia inizia a diradarsi come la nebbia nei film in cui il protagonista, dopo aver vagato e girato in tondo per molto tempo, arriva a destinazione rendendosi conto che per vincere si deve necessariamente affrontare il demone che si ha nel cuore.

Non ci sono più “lui è uno stronzo, narcisista, egoista, che si diverte a trattarmi come una serva”, oppure “lei è una isterica pazza, si inventa le cose, deve sempre esagerare”, ma:

  •     Mi sono sentito abbandonato
  •   Ho avuto paura che non ti importasse più
  •     Mi sono sentito solo
  •     Mi ha fatto male il tuo silenzio
  • Stavo in silenzio per non farti del male
  •   Ho fatto/ho detto perché mi sentivo soffocare e volevo farti smettere, ma ho sbagliato
  •   Scusa
  • Mi dispiace
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Imparare a disinnescare, oltre all’essere l’elisir di lunga vita, da autonomia alla coppia, si impara (dopo un adeguato periodo terapeutico, mi raccomando c’ho famiglia da mantenere) a cavarsela da soli, senza aver bisogno sempre di qualcuno che stacchi il filo rosso della bomba, che faccia scendere il livello di aggressione e poi faccia da interprete interstellare (citazione dotta dal libro Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere…….vabbè umorismo junghiano) per tirare fuori le vere emozioni.

Se ci pensate, oltre che un notevole risparmio economico (lo dico a discapito del mio fatturato ma non solo del mio, avvocati e alimenti costano molto più di me come terapeuta), è veramente l’ingrediente segreto di tutte quelle coppie che perdurano negli anni, che siano coppie sentimentali, coppia genitore/figli, colleghi e ogni tipo di rapporto sociale…..pure i vicini di casa!

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Quindi ricapitolando, per imparare a disinnescare bisogna:

1) Cambiare ottica, interpretazione sul concetto di disinnescare, chi ci riesce è il più maturo, non il più debole. Mia nonna diceva sempre “chi ne ha ne metta”, intendendo che se uno è più intelligente, consapevole, maturo, equilibrato….allora questo più lo deve usare, non sprecare e bruciarlo insieme ad orgoglio e rabbia.

2) Bloccare il flusso energetico che sta dando vita all’accumulo: questo punto può essere effettuato in molti modi, ognuno poi dovrà trovare (magari insieme al terapeuta…..consiglio….io la butto lì, poi fate voi) quello giusto per sé, per l’altro e per la situazione che si vive. Ci si può prendere un Time out e allentare un attimo per schiarirsi le idee, si può verbalizzare ciò che sta succedendo e chiedere di calmare gli animi, si può anche con il tempo e l’allenamento usare l’ironia e magari definire una parola di protezione (come avviene in altri momenti e situazioni un po’ più giocherelloni per dire: stoppati stai esagerando mi fai male).

Una parola chiave che suggerisco sempre è PITTURATO DI NERO (era la parola d’ordine in un film e la trovo molto divertente…..avrete ormai capito che sono una cinefila…..o cinofila, come diceva mio figlio da piccolo). Immaginatevi la scena: urla, incazzatura a mille, accuse indicibili, quasi piatti che volano e uno dei due dice PITTURATO DI NERO……almeno almeno una mezza risata scoppia e il loop distruttivo si blocca.

3) Aprire la comunicazione in modo costruttivo: Riconoscere di aver superato i limiti da ambo le parti e di essere dispiaciuti che tutto ciò stia portando sofferenza ad entrambi. Il riconoscimento della sofferenza altrui è sempre un ottimo modo per fare “massa a terra”, scaricare un po’ di energia in eccesso tanto quanto basta per poter rivedere nell’altro l’altro e non un nemico da abbattere.

4) Incontrarsi: Trovare elementi positivi attraverso cui poter trovare di nuovo il sorriso e la voglia, il desiderio di voler superare i punti di disaccordo che da semplici punti con la troppa energia in circolo sono diventati montagne insormontabili che hanno offuscato tutto il resto di buono che c’era e che c’è ancora….lì……sommerso da qualche parte. Trovare quel buono e convogliare lì l’energia.

Ricordatevi che tutte le relazioni possono avere momenti difficili, incomprensioni, dovete solo stare sempre attenti a non trasformare tutto in una lotta di supremazia da cui nessuno mai ne uscirà vincitore……e tutto andrà bene!