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LA PAURA DEL CAMBIAMENTO

Tempo di lettura 7 Minuti

Il cambiamento significa letteralmente mutamento, trasformazione, variazione.

La paura del cambiamento fa parte della vita di tutti, ognuno di noi prima o poi è messo di fronte a un cambiamento, o addirittura desidera così tanto un cambiamento da esserne esso stesso un fautore. Tutto questo perché è proprio grazie al cambiamento che la nostra vita ha la possibilità di mutare, trasformarsi ed evolvere.

La crescita è sorella gemella del cambiamento, quindi che lo si voglia o no, ciclicamente la nostra esistenza è sottoposta a cambiamenti in ogni sfaccettatura della nostra vita.

Una delle leggi a cui è sottoposto l’intero universo è la legge dell’impermanenza. Nel Buddismo si parla di Annica, e significa che la vita come la conosciamo è in costante movimento, così come i pensieri della nostra mente e la nostra stessa personalità.

PERCHE’ SI HA PAURA?

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Se il cambiamento è una legge a cui addirittura l’universo si inchina, se la crescita e l’evoluzione si ha solo con il cambiamento, perché è così difficile affrontarlo?

Prima di tutto perché cambiare vuol dire abbandonare una parte di se stessi e accoglierne una nuova e ignota a cui ci si deve abituare. Quando cambiamo, anche se sappiamo che questo cambiamento è necessario e positivo, addirittura un miglioramento, dobbiamo essere disposti a lasciar andare una parte della nostra vita e di noi per cominciarne una nuova. Questo può portare malinconia, nel caso in cui il cambiamento è positivo (personalmente mi crea malinconia anche la fine di una serie tv) o addirittura rabbia, quando la situazione attuale ci sta bene, in realtà non la vogliamo cambiare e il doverlo fare ci rende rabbiosi.

Che si parli di un cambiamento voluto o subito, le persone tendono ad affrontarlo e ad affrontare la situazione futura con ansia e molto spesso con paura.

Uscire dalla propria zona di confort, anche se ci sta stretta o addirittura negativa è sempre una destabilizzazione.

L’ignoto spaventa, affidarsi all’ignoto è addirittura un’arte da imparare.

Una seconda possibile spiegazione della difficoltà dell’essere umano ad accettare il cambiamento può essere un collegamento con una bassa autostima. Avere un buon livello di autostima vuol dire fidarsi delle proprie capacità di risoluzione e delle proprie competenze, se invece ci si sente sempre in un equilibrio precario, il cambiamento può essere percepito come pericolo per il nostro equilibrio, addirittura fatale. Spesso in persone con bassa autostima, la paura paralizza l’azione, prende il sopravvento ed impedisce al soggetto di scegliere ed agire liberamente.

La persona può essere indecisa, perché pensa di non essere in grado di diventare qualcosa di diverso da quello che è. L’individuo può mostrare l’intenzione e la motivazione al cambiamento ma, non essendo sicuro delle proprie capacità, si auto-boicotta tutte le opportunità che gli capitano usando anche in modo sconsiderato la procrastinazione come meccanismo di risposta.

Sa perfettamente che questo danneggia solo sé stesso, facendolo vivere in una situazione di limbo, fino a quando il cambiamento sarà inevitabile e la persona dovrà subirlo senza poter far nulla.

Un’altra possibile spiegazione per la paura del cambiamento è legata alle proprie certezze. Le nostre convinzioni, quando sono rigide, estremizzate, non punti di riferimento ma ancore, possono minare in modo fatale la nostra libertà di scelta, perché scegliere può anche voler dire cambiare; ma se queste certezze limitano il nostra campo delle possibilità, limitano anche la nostra libertà di scelta.

Il nostro sistema di certezze si crea sulla base delle nostre esperienze, su ciò che abbiamo vissuto, ma soprattutto sul modo in cui abbiamo percepito questo vissuto. Questo vuol dire che spesso il nostro sistema di certezze non è assolutamente oggettivo, le cose possono essere distorte dal nostro modo di vedere il mondo e le situazioni……da qui le distorsioni cognitive, di cui magari parleremo in un prossimo articolo.

Ma il motivo principe della paura del cambiamento è L’incapacità oggettiva di prevederne i risultati. Cambiare è un vero e proprio atto di fede. Ma se guardiamo bene è imprevedibile anche il tenere tutto uguale, questo perché in verità è solo un’illusione così come ben ci definisce la legge dell’impermanenza: tutto cambia di continuo, anche se una persona crede di non far nulla, anche in quel nulla c’è il cambiamento.

Ricordiamoci che anche non far nulla è prendere una decisione e una posizione che ha una conseguenza.

Ma per quanto il cambiamento spaventi, e sia una paura del tutto naturale, è nella stessa natura umana evolvere, modificarsi, migliorare. L’essere umano è stato progettato per evolvere e quindi per cambiare. La paura insorge quando perdiamo di vista e ci dimentichiamo del nostro immenso potenziale.

GLI OSTACOLI AL CAMBIAMENTO

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Gli ostacoli che si possono riscontrare in un processo di cambiamento e che direttamente o indirettamente supportano la paura si possono riassumere in questo modo:

  • Ansia dell’ignoto: così come sopra accennato l’ignoto fa sempre paura e le persone sono più propense a rimanere nella loro zona di confort, anche se sanno che questa è per loro negativa o addirittura deleteria. Dà loro però una sensazione di familiarità, di conosciuto e si illudono di aver ormai imparato a gestirla, o addirittura dicono di essersi abituati ormai. Una nuova situazione porta alla paura di perdere anche quel poco che si aveva prima e il disagio che ne deriva blocca l’individuo in loop di possibili scenari nefasti che si potrebbero realizzare, anche se le probabilità di miglioramento sono razionalmente molte di più.
  • Paura del fallimento: la paura di fronte a un cambiamento ha legami molto stretti con la paura del fallimento e quindi della vergogna derivante. Se cambio ed oso, magari mi va male e fallisco e a quel punto la vergogna di aver voluto lasciare la strada vecchia per la nuova sarà insopportabile, quindi meglio evitare il rischio e stare fermi, magari stare male ma evitando la possibilità di stare peggio.
  • Paura del successo: “Anche gli onori sono castighi di Dio”, diceva mia nonna. La paura potrebbe scaturire dalle preoccupazioni di come il successo potrebbe influire nelle varie sfaccettature della propria vita. Se si cambia e si ha successo, magari questo porta a dover cambiare legami, equilibri emotivi, amici, luoghi, situazioni, e tutto questo potrebbe creare negli altri rancore, invidia, risentimento di cui si sarebbe il bersaglio.  E poi il successo bisogna mantenerlo e quindi sostenere la tensione di dover rimanere nel cambiamento e non tornare indietro. Questo può creare ansia da prestazione che se eccessiva può anche portare alla rinuncia ancora prima di iniziare.
  • Paura della morte: ovviamente molto spesso si tratta di una paura inconscia e di una morte figurata. Cambiare vuol dire seppellire il vecchio per il nuovo e questo può per assonanza smuovere nelle persone ancestrali paure della morte.
  • Autocritica e aspettative: Esitare di fronte ai cambiamenti è normale, ma spesso le persone percepiscono questa loro titubanza come una debolezza, una mancanza di carattere. Sono così critici nei loro confronti che alla fine si convincono che non sarebbero in grado di sostenere un cambiamento e quindi è meglio restare come sono. Se poi il mondo esterno si rende conto dell’incapacità o del fallimento, allora il pensare di non essere all’altezza delle aspettative che gli altri hanno su di noi ci blocca ancora di più.

La verità alla fine è che il cambiamento è inevitabile e che l’unica cosa che si può fare è accettarlo, seguire la corrente, come le tartarughe di Nemo, invece di opporsi o meglio tentare di opporsi perché tanto la corrente ci porta verso l’evoluzione.

Accettare non vuol dire subire passivamente, anzi, rendersi conto che la maggior parte della sofferenza umana deriva proprio dal non voler accettare che tutto cambia e che se tutto nell’universo si assogetta alla legge dell’impermanenza, allora …..forse……anche l’essere umano, anche noi, possiamo trarne miglioramento. Cambiare vuol dire perdere ciò che eravamo, ma anche acquisire ciò che saremo.

Come imparare a cambiare senza stare male, anzi come imparare ad evolvere con gioia?

Lo diremo del prossimo articolo.