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La mancanza e il desiderio

Tempo di lettura 6 Minuti

La mancanza e il desiderio :
“Mi manca la forza……se avessi più denaro….se riuscissi a fare o a non fare….”; quasi tutte le sedute terapeutiche hanno come mood frasi di questo tipo, possiamo riassumere ogni domanda, richiesta o lamentio in termini di mancanza, paura della mancanza, o  mancanza della mancanza.

Questo accade perché gli esseri umani cercano la fonte della felicità al di fuori di loro stessi, quindi pensano che se avessero una certa cosa potrebbero essere felici, oppure se non avessero una certa cosa sarebbero felici….o addirittura vivono nella continua paura di perdere ciò che hanno e nella paura di non riuscire mai ad avere ciò che non hanno. Tutto è sempre una questione di AVERE e  PERDERE.

Perché abbiamo spesso come sottofondo quella sensazione che qualcosa ci manchi? Che al nostro puzzle manchi sempre un tassello per essere completo?

 La risposta è che si tratta di un BIAS cognitivo, che ci portiamo dentro di noi da sempre.

Per BIAS intendiamo degli errori cognitivi che si ripetono in modo continuo; errori della mente che accadono proprio perché la mente si è evoluta esattamente in questo modo.

La nascita del nostro essere è legata ad un doppio movimento, una danza costante tra conquista mancanza, guadagnare e perdere. Quando si cresce si struttura la nostra identità, ci si inserisce nella famiglia, nella società, ci si adatta alle leggi del mondo; mano a mano si acquisiscono abilità e competenze, ma si perdono spontaneità, libertà e autonomia.

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Secondo Freud e Lacan:

L’essenza dell’essere umano è proprio ciò che resiste a questo continuo movimento di perdita…..la mancanza e il desiderio

Il desiderio inconscio è ciò che si oppone alla mancanza, non ha una parola per essere definito, può avere le sembianze di una passione, di un ideale, di un nucleo caldo che dia significato a tutta la propria vita.

Il desiderio inconscio è una spinta, un motore che da vita alla persona stessa, ben diverso dal bisogno che può essere soddisfatto con un oggetto o altro di esterno.

Questo desiderio inconscio non può essere eliminato, però può essere nascosto, ignorato, addirittura rinnegato e ciò crea disagio, produce sofferenza, sintomi vari che diventano espressioni e manifestazioni del desiderio che cerca di venir fuori ed essere visto.

L’essere umano gioisce davanti alla conquista, ma non tollera la perdita, si esalta davanti al prestigio concessogli ma non sopporta la privazione.

Freud parla dell’angoscia di castrazioneLacan parla di mancanza-a-essere.

L’essere umano è strutturalmente mancante, le sue identificazioni che appartengono al lato dell’avere (ho una casa, ho una laurea, ho un lavoro, ho una famiglia) sorreggono come stampelle l’individuo, ma non dicono assolutamente nulla dell’individuo stesso, del suo essere.

Buttarsi sul versante dell’avere piuttosto di quello dell’essere è un ottimo modo, ultra utilizzato, per tenere a bada la questione del suo desiderio. “Non so cosa voglio, se lo sapessi o lo avessi sarei felice….”, questo chiude la questione in modo semplicistico, gettando di nuovo lo sguardo fuori se stessi.

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La felicità è qualcosa che ha a che fare con l’essere, non con l’avere, con il senso di esistere. E’ un movimento orientato al desiderio.

Il sentimento di insoddisfazione sta ad indicare che non si sta seguendo il proprio desiderio, bensì quello di qualcun altro, forse ci si è troppo adattati, socialmente adeguati e si è perso se stessi.

Freud dice che la psiche non è altro che l’intervallo che intercorre tra il desiderio e la sua soddisfazione. Se io ho una soddisfazione che anticipa il mio desiderio, estinguo il desiderio. Come capita adesso nell’educazione dei bambini che si riempiono di cose che loro non hanno nemmeno desiderato, che scartano voracemente e che poi mettono da parte proprio perché non le hanno desiderate, le hanno solo ricevute. Così facendo, i genitori che cercano di amare il più possibile i loro figli, in realtà estinguono il desiderio nei loro pargoli e una volta che lo hanno estinto non si devono lamentare quando in adolescenza non desiderano più nulla, sono apatici, indifferenti.

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Il desiderio è mancanza e la mancanza va alimentata e non la si deve saturare attraverso le cose.

La mancanza  è uno spazio che può essere colmato solo dal desiderio.

Per quanto cerchiamo di trovare una soluzione, se questa è esterna a noi come cose, persone o altro, il vuoto continuerà ad essere presente.

La mancanza oggi è continuamente otturata e saturata dall’offerta illimitata di oggetti che riempiono la nostra vita e che dovrebbero otturare, sigillare questa  mancanza. Ma se noi otturiamo la mancanza eliminiamo il desiderio ed Il desiderio come espressione della mancanza è una grande promessa, una grande forza di realizzazione, è una impressionante fonte di energia.

La depressione per esempio, non è più una patologia che accompagna la vita negli anni del suo declino, come spesso era in tempi passati, ma è diventata una patologia che attraversa soprattutto la giovinezza. La depressione oggi colpisce soprattutto i giovani perché questi ultimi non hanno più contatto con il desiderio.

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Il desiderio è la molla della vita.

Estinguere il desiderio vuol dire creare soggetti che non vogliono più fare nulla, perché il desiderio è potenzialmente rivoluzionario, il desiderio vuole cambiare il mondo. Ma se il desiderio è estinto come macchina motore della vita, ci si adagia sull’esistenza, non si vuole più cambiare niente.

La cultura definisce semplicemente la qualità del desiderio, che cosa io desidero, l’oggetto del desiderio, ma non la forza del desiderio che invece è decisa dalla povertà, dalla mancanza.

Per Platone Desiderio è figlio di Penia, facciamo un esempio preso in prestito da Galimberti: gli immigrati che vengono da noi hanno un desiderio maggiore di noi, e questo desiderio è così forte dentro di loro che sono capaci di sopportare ogni cosa. Noi non siamo capaci, perché non abbiamo un desiderio sufficiente, gli immigrati sono biologicamente più motivati di noi.

Il desiderio attiva le strategie per poter raggiungere l’oggetto della soddisfazione e quindi attiva l’intelligenza, mentre il ricevere le cose prima ancora di desiderarle non attiva nulla, anzi schiaccia ogni tipo di iniziativa e rende dipendenti.

Ricordiamoci che desideriamo le cose che non abbiamo, non quelle che abbiamo.  

Quindi quando pensi che la tua infelicità dipenda dall’estinzione della mancanza, sappi che vederla come il problema ti blocca in un loop senza fine, in un labirinto che collassa su sé stesso e da cui nascono ansia, depressione, angoscia, ecc.

La mancanza si cura con il desiderio inteso come fuoco sacro che ti fa spostare le montagne. Ricordatelo per te stesso e nell’educazione delle nuove generazioni.

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Il desiderio, forse,

è il dono che nessun

altro dono può soddisfare.

Emily Dickinson