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IL PERDONO

Tempo di lettura 7 Minuti

“ Dio perdona sempre, l’uomo qualche volta, la natura mai”

          Antonio Malo

IL PERDONO è un argomento poco analizzato e conosciuto, eppure tutti  noi nell’arco della nostra vita abbiamo sentito dire parole tipo “devi perdonare” oppure “lascia stare, dimentica”. Ma il perdono non è un semplice atto verso l’altro, bensì un vero e proprio cambiamento che si schianta contro i nostri limiti e la nostra fragilità.

Come scrive Antonio Malo nel suo libro “Antropologia del perdono”: dove non c’è il Perdono c’è Vendetta. Per iniziare a perdonare dobbiamo capire chi è il colpevole, che colpa si deve perdonare e per farlo è sempre bene partire da se stessi.

Ma perché ci si occupa del perdono?

Siamo in missione per conto di Dio come i Blues brothers?

L’incapacità di riuscire ad affrontare la propria rabbia e il conflitto, spesso conduce a disturbi nella sfera mentale e sociale. Il perdono è lo strumento attraverso cui si tende a ripristinare la fiducia nelle relazioni danneggiate, che sia verso altri, verso sé stessi o da altri verso noi. Non è una cura, ma uno strumento di trasformazione sia di sé che del mondo.

Lo psicologo Robert Enright individua 4 fasi del perdono: la consapevolezza, la decisione, la compassione e l’approfondimento. In quest’ultima fase chi perdona si rende conto che dentro di sé le emozioni negative verso l’altro diminuiscono e aumentano le emozioni positive.

Il perdono quindi è un percorso terapeutico introspettivo, che avviene dentro noi stessi, ma che è indispensabile per preservare relazioni importanti, conducendo alla sopravvivenza dell’individuo e dell’intera società.

Inoltre le persone capaci di auto-perdonarsi, riescono ad abbandonare il fardello delle emozioni negative, dei sensi di colpa, delle oppressioni e dei pensieri ossessivi; riescono a trovare un equilibrio interiore, possiamo dire una “pace interiore” e risollevare la propria autostima ritrovandosi ad essere efficaci ed a vedersi persone degne. Riescono ad accettare il proprio passato e così facendo possono volgersi verso un nuovo inizio attuando una trasformazione di se stessi.

Le persone capaci di perdono hanno caratteristiche di personalità ben definite, sono meno soggette all’ansia e alla depressione, sono meno ostili, meno narcisiste e più empatiche.

Ricordiamoci però che perdonare non vuol dire “scurdammucè ‘u passat”, piuttosto confrontarsi con l’accaduto e armonizzarsi con la propria storia personale.

“Il perdono libera l’anima, rimuove la paura.

E’ per questo che il perdono è un’arma potente.”

       Nelson Mandela

Perdonare però è difficile, quando subiamo un torto abbiamo la percezione immediata di essere in diritto di avere un risarcimento, e lo strumento più utilizzato per essere risarciti è la vendetta. Si tratta di un istinto primordiale presente nell’essere umano dalla notte dei tempi. Eppure, contrariamente a quel che si pensa, la vendetta non ristabilisce nessun equilibrio dentro di noi. Il risultato più evidente è un espandersi in modo incontrollato ed esponenziale della violenza che porta a vittime collaterali che a loro volta vorranno la loro vendetta, in una catena di dolore, rabbia, vendetta che non trova mai la sua fine.

“Prima di imbarcarci per un viaggio di vendetta,

scava due tombe”

        Confucio

La vendetta chiama altra vendetta in un effetto boomerang paradossale. Inoltre non placa in nessun modo il risentimento.

Kevin Carlsmith  individua il paradosso della vendetta, cioè vendicarsi non dà affatto sollievo, ma amplifica i sentimenti negativi, favorendo alla lunga disturbi ansiosi e depressivi dando vita alla ruminazione rabbiosa, la continua rievocazione del torto subito che porta stress, ma anche problemi fisici come quelli di tipo cardiovascolare.

Il perdono è la risposta evolutiva a un istinto primordiale. Se è vero che biologicamente siamo programmati a reagire con aggressività alle offese subite, è anche vero che i gruppi che nella storia erano più propensi alla riconciliazione e al perdono erano anche quelli che tendevano a prosperare maggiormente.

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PER-DONO……….DONO-PER SE’

Il perdono è prima di tutto un dono che si fa a sé stessi per potersi veramente liberare dall’autore del danno subito e smettere di essere prigionieri di emozioni logoranti, pensieri ossessivi distruttivi che ci incatenano al passato senza via di scampo. Perdonare rende liberi, ci si libera dalle emozioni tossiche e ci si accorge che forse si è noi stessi creatori di danni a noi stessi ed ad altri. Il perdono rigenera chi lo prova prima che chi lo riceve.

Si tratta comunque di un percorso lungo, faticoso e molto difficile e resta una scelta personale, non un dovere. Inoltre non impone l’obbligatorietà della riconciliazione con chi ci ha fatto del male. Il perdono è un processo intrapsichico, intimo, personale.

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MA COME SI PERDONA E COSA E’ IL PERDONO?

E’ un percorso per molti aspetti simile all’elaborazione del lutto, si possono identificare varie fasi che non è detto si susseguano in modo lineare e ci possono essere ricadute, regressioni, stalli.

  • RICONOSCERE IL TORTO: il perdono non è una accettazione passiva della violenza altrui, bisogna riconoscere di aver ricevuto un torto, che qualcuno ci ha fatto del male, ci ha voluto fare del male. Non è un processo di colpevolizzazione né dell’altro, né di sé, ma un processo di assunzione di responsabilità.
  • OSSERVARE LE EMOZIONI: subire un torto ci ferisce, è giusto quindi provare emozioni forti come la rabbia, il risentimento, la tristezza, il desiderio di vendetta, ma anche la vergogna, la paura, l’umiliazione. La sofferenza è duplice, sia per il danno effettivamente subito, sia per i sentimenti che ne scaturiscono e che ci destabilizzano nel profondo.
  • COMPRENDERE L’AMMONTARE DELL’INVESTIMENTO PSICOLOGICO: rimanere bloccati nel ricordo del torto crea una “ruminazione mentale” all’interno della quale sprechiamo continuamente energia nel chiederci perché di tutto; perché l’altro ha detto, perché l’altro ha fatto, se io avessi detto, se io avessi fatto. Ci si perde in un loop di pensieri negativi che non solo non ha mai fine e prosciuga tutte le energie, ma aumenta anche tutti i sentimenti negativi scatenati inizialmente dal torto rendendoci alla fine dipendenti da essi, (argomento già affrontato in un precedente articolo Quando il corpo diventa mente).
  • COMPRENDERE IL SIGNIFICATO DEL PERDONO: il loop trova fine quando comprendiamo la vitale importanza del perdono, non come atto per l’altro, bensì come atto salvifico di noi stessi. Per tornare a vivere e liberarsi dal dedalo dell’odio e del rancore dobbiamo lasciar andare, dobbiamo perdonare. In questa comprensione del perdono, a un certo punto dobbiamo però essere onesti con noi stessi fino in fondo e ammettere che ognuno di noi, in un momento della propria vita si è trovato dall’altra parte, ad aver bisogno di essere perdonati da un altro a cui abbiamo fatto del torto, ma anche e soprattutto perdonare se stessi.
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PERDONARE SE STESSI

Se perdonare un altro individuo è difficile, perdonare se stessi è un’impresa titanica. Perdonare se stessi per aver fatto un torto ad altri, ma anche e soprattutto perdonare se stessi per aver permesso ad altri di farci del male.

In terapia il perdono di se è un concetto che affianca il lavoro di accettazione di se, un lavoro che mette in discussioni le credenze disfunzionali che hanno condotto alla compromissione di un proprio ideale, di una visione idealizzata di se o dell’altra persona.

L’accettazione non riguarda esclusivamente le perdite, ciò che nel torto pensiamo ci sia stato tolto, ma anche il mancato ottenimento o presunto non ottenimento di condizioni sentite come proprio diritto. In quest’ottica l’obiettivo del perdono di sè può diventare quello di mettere in discussione queste credenze che rendono la persona incapace di accedere a una visione di sé maggiormente positiva.

Perdonare se stessi per gli errori commessi libera energie per vivere in modo più maturo, significa liberare energia intrappolata che potrebbe fare un buon lavoro nel mondo (D.P.Miller).

A volte diventiamo spietati con noi stessi, infliggendoci punizioni superiori a quelle che infliggeremmo ad altri colpevoli dello stesso reato. Siamo così intrappolati nel rimorso, nel senso di colpa, nella rabbia verso noi stessi, da non essere lucidi nella distribuzione delle responsabilità e ciò non permette di attivare verso di noi un processo di perdono che invece con molta più facilità avremmo attivato verso altri.

Perdonare se stessi (come d’altronde perdonare altri) non significa sminuire  l’errore fatto o scappare dalle proprie colpe, piuttosto avere l’onestà di osservare ed ammettere le proprie debolezze, per imparare dai propri errori che possono diventare trampolini e permetterci di iniziare un percorso di miglioramento come essere umano.

Concludo con alcune citazioni sul perdono che possono aiutare tutti noi a riflettere e magari……a lasciare andare:

  • Perdonare è rifiutarsi di contaminare il futuro con gli errori del passato (Lounsbrough)
  • Nessuno potrà mai sentire il tuo dolore tanto quanto te. Perdonati per il passato, cogli il dono del momento presente (K.J. Kilton)
  • Fai come hanno fatto i cieli, dimentica il tuo male; con loro perdona te stesso (Shakespeare)
  • Perdona te stesso; non sei perfetto, mostra a te stesso la grazia; stai ancora imparando. Mostra a te stesso la pazienza. Sei ancora in viaggio. (Shannon Yvette Tanner).