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FOLLIA, CAMBIAMENTO, FELICITA’….e altre cose

Tempo di lettura 6 Minuti

“Sai che cos’è la follia? Continuare a fare sempre la stessa cosa più e più volte aspettandosi un risultato diverso” .

Questa frase erroneamente attribuita ad Einstein riassume esattamente il messaggio profondo che vuole portare in tutto il mondo FolleMente.

Attraverso il nostro lavoro e la nostra passione vogliamo aiutare più persone a capire che sperare di essere felici continuando a fare sempre le stesse cose li porterà solo ad accumulare frustrazione, rabbia e desolazione.

Se fare e pensare sempre allo stesso modo non ti ha condotto a nulla, vuol dire che qualche ingrediente nella ricetta è sbagliato e che se vuoi una torta buona, lo devi individuare e cambiare. Se la tua vita non funziona non sei nato con Saturno contro e quindi non troverai mai la felicità……

 La FELICITA’ non si trova, SI CREA.

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Si esatto, la FELICITA’ si crea ed il primo passo è volerlo, intensamente, visceralmente, più di ogni altra cosa, non solo a parole ma mettendo a nudo la propria anima e chiedendosi che cosa si è disposti a fare e a rinunciare per la propria felicità.

A questo punto sciolino un’altra citazione che a me personalmente ha radicalmente cambiato l’esistenza, sia come persona ma anche e soprattutto come terapeuta.

Prima di cercare di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare.

Ippocrate
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La prima volta che ho letto questa frase ho pensato a tutte le volte che ho cercato di aiutare qualcuno o me stessa a cambiare, a cercare di essere felici, e questo aiuto si è trasformato in un miserevole fallimento. Si perché guarire non vuol dire altro che cambiare, modificare, alterare, sostituire variabili la cui somma ha portato la malattia, lo stato di malessere che esso sia fisico, mentale, psicologico o spirituale.

Ma se si pensa che basti cambiare, è lì che si annida il morbo del fallimento. Il fallimento si ha perchè ognuno di noi ha un legame forte, profondo con tutti gli ingredienti della torta che diciamo non piacere ed è per questo che pur urlando di voler veramente avere una torta diversa, continuiamo sistematicamente ad usare gli stessi ingredienti.

Per questo il cambiamento risulta difficile, in quanto il legame con questi ingredienti ci riconduce sempre a loro in modo inconsapevole e di conseguenza, pensando di fare tanti sforzi ma trovandosi poi sempre al punto di partenza, si pensa che la felicità sia una utopia per pochi.

No, la FELICITA’ non è una utopia, o una FOLLIA 

Il cambiamento è possibile, ma fin da subito bisogna evitare l’errore di sottovalutare il nostro essere affezionati con gli ingredienti della nostra infelicità, la nostra dipendenza da loro.

Quindi primo passo è capire cosa abbiamo veramente di fronte, cosa pensiamo ci rende infelici e soprattutto perché continuiamo a tenercelo, perché non riusciamo ad abbandonare quell’elemento che sappiamo essere cancerogeno per noi.

Analizzare bene queste motivazioni fa venire a galla tutti gli auto boicottaggi che piano piano ci hanno sempre portato alla deriva e stroncato le nostre fantasie di felicità. Quante volte vi sarà capitato: questa volta sono convinta, inizio, ci metto tanto impegno, sacrificio…….e poi flop, caduta, frustrazione, rabbia, abbandono. Una, due, tre, trecento volte; per poi concludere che tanto tutto è inutile, si è rimasti delusi troppe volte, troppe volte si è fatto l’errore di sperare, ma le cose non vanno mai come si vuole .

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Diversi anni fa si è rivolta a me una ragazza inviata dal nutrizionista per via delle sue abbuffate compulsive e una situazione di obesità. Lei, molto ben preparata, ha iniziato a raccontarmi tutte le disgrazie della sua vita, ciò che l’aveva condotta ad utilizzare il cibo come modulatore delle emozioni, come cemento per il buco nero che sentiva proprio al centro dell’anima.

Tutto giusto e verissimo, in passato aveva fatto psicoanalisi, ma non era pronta alla mia unica e semplice domanda: “ adesso a cosa ti serve abbuffarti ed essere obesa?”. Sono quasi certa che questa domanda l’abbia fatta incazzare, ma per attivare il cambiamento è necessario affrontare le risposte delle domande scomode.

Non ha risposto e non ha trovato una risposta per qualche seduta, fino a quando un giorno ha capito che c’era una parte di sé che tutto quel grasso lo voleva, quella ciccia era stata una spiegazione logica per evitare tante cose nella sua vita, per accettarne altre passivamente non dandosene la responsabilità. Se avesse dovuto toglierla, avrebbe dovuto affrontare in trincea tutta la sua vita, le sue paure, le sue insicurezze, il cambiamento.

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Allora le ho promesso che per ogni kg tolto dal corpo, insieme avremmo tolto un kg di zavorra dalla sua mente e dalla sua anima. Avremmo tolto le distorsioni cognitive, le false credenze, loop ossessivi che in quel momento si tenevano stretti i kg di grasso dietro i quali nascondersi. E che anche se tutto questo avrebbe portato ad un vero e proprio riassetto all’interno delle sue dinamiche sociali, familiari e di coppia, le avremmo affrontate insieme, una per volta, ma sempre guardando in faccia la verità, non permettendo più ai pensieri negativi e alle paure di usare la ciccia come nascondiglio e come giustificativo.

Questa ragazza ha iniziato a guarire perché è stata disposta a rinunciare a ciò che l’aveva fatta ammalare ed il grasso era solo una conseguenza, una espressione della sua paura del rifiuto, del suo pensare di non essere abbastanza, che però non guardava in faccia e vedeva solo la sua obesità. Ha rinunciato alla sua zona di confort che odiava ma che giustificava dicendosi che tanto era destinata a quello, e ha iniziato a chiedere a sé stessa, agli altri e all’universo ciò di cui aveva diritto.

Nel suo cambiamento è riuscita a coinvolgere il marito e insieme hanno trovato diverse passioni in comune che ha consolidato la coppia adesso consapevole di voler stare insieme.

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La leggenda metropolitana per cui se vai in terapia finisci per divorziare come vedete è solo una diceria, o meglio un modo per giustificare ciò che in realtà accade….. in terapia si impara a creare felicità e se in un rapporto non ce ne era prima……( meglio non guardare la verità, non andare in terapia e tirare a campare).

Ha iniziato a dire tanti e sani NO, smettendo di avere paura di perdere le persone, la paura dell’abbandono o fa scappare per primi o fa chinare la testa e dire sempre si, un compromesso distruttivo pur di non rimanere da soli.

Vi starete chiedendo….ma in tutto questo è dimagrita?

Ovvio che si, e anche di molto, ormai la corazza non le serviva più ed aveva imparato ad amarsi.