Vai al contenuto

D.S.A.,DISLESSIA e AD0LESCENTI

Tempo di lettura 6 Minuti

 “Sono sempre il più lento a capire e a studiare

Spesso si pensa che un ragazzo avendo ormai quattordici o quindici anni, se non ha avuto una diagnosi di dislessia o disturbo dell’apprendimento……allora “è fuori pericolo”, e che quindi il suddetto ragazzo, se ha performance non adeguate semplicemente non studia.

Questa affermazione è assolutamente falsa! Molti ragazzi arrivano alle scuole superiori arrancando, faticando, con aiuti di diverso tipo, ma senza una vera e propria diagnosi; e quando alle superiori il gioco si fa duro……loro si beccano una bella badilata nelle gengive! E qui ci si inizia a porre domande esistenziali!!!

Risulta difficile riconoscere adeguatamente difficoltà di tipo dislessico, un D.S.A., in un ragazzo adolescente a causa di alcuni fattori di protezione, come per esempio un buon livello intellettivo, un forte impegno a non rimanere indietro anche a costo di studiare il triplo degli altri, strategie di annebbiamento, che favoriscono in generale una buona funzionalità.

studente preoccupato in classe
D.S.A.,DISLESSIA e AD0LESCENTI 9

LE FRASI TIPICHE DI UN ADOLESCENTE IN DIFFICOLTA’:

Sicuramente vi sarete trovati diverse volte a sentire, oppure a dire molte di queste frasi:

  • Sono molto lento a leggere
  • Ho troppe cose da studiare
  • Non voglio più andare a suola, non mi piace
  • Mi rifiuto di leggere ad alta voce davanti a tutti
  • Mi viene l’ansia tutte le volte che devono iniziare a studiare
  • Prendo sempre voti più bassi di tutti gli altri anche se studio molto di più
  • Quando facciamo lavori di gruppo, gli altri capiscono che ho difficoltà a capire
  • Dopo dieci minuti che sono sui libri mi sento stanco e mi sento male
  • La scuola non mi piace
  • Sono incapace perché gli altri non hanno le mie difficoltà
  • Non valgo nulla, sono scemo

La maggior parte di queste affermazioni possono sembrare, in un adolescente, scuse per non impegnarsi nello studio, le si riporta alla tipica “crisi adolescenziale” in cui non si sa più cosa si vuole, agli ormoni impazziti che appiattiscono i neuroni……e si finisce con il falso mito per cui “a nessuno piace studiare”, ma potrebbe essere un problema di D.S.A.

Dopo questa carrellata di scusanti e minimizzazioni, cercando di essere professionali, bisogna dire che gli adolescenti che frequentano la scuola secondaria di secondo livello (le superiori) e che hanno difficoltà legate alla lettura, riportano delle difficoltà diverse da quelle dei bambini nei primi anni di scuola, come per esempio:

  • Hanno una lettura fluente con meno errori dei bimbi più piccoli, ma sempre più lenta ed impacciata dei loro coetanei.
  • Hanno una buona capacità ortografica, anche se spesso la loro produzione scritta risulta scarna, confusa, problematica.
  • Spesso hanno molte difficoltà di tipo aritmetico.
bambina che tiene un messaggio di aiuto su una carta bianca
D.S.A.,DISLESSIA e AD0LESCENTI 10

Si può comunque notare che anche in adolescenza, permangono alcune difficoltà tipiche dei prima anni di scuola:

  • Difficoltà di memoria riguardo a informazioni precedentemente apprese.
  • Difficoltà nell’organizzare anche solo mentalmente un discorso.
  • Difficoltà nella produzione scritta, nella comprensione del testo, e nell’esposizione orale organizzata di concetti appresi.
  • Difficoltà nella velocità di elaborazione.
  • Tendenza ad utilizzare il meccanismo di difesa evitamento-fuga di fronte a compiti e performance, a causa dell’eccessiva affaticabilità e dell’ansia da prestazione.

Ma allora ci si chiede….come sono riusciti ad arrivare fino alle scuole superiori senza una diagnosi di D.S.A.?

Spesso gli adolescenti con difficoltà nelle capacità coinvolte nella letto-scrittura, hanno imparato nel tempo delle strategie compensative che hanno camuffato la vera situazione. Una di queste è l’anticipare mentalmente le successive informazioni riportate, causando una riduzione della fluidità della lettura. L’uso di questa strategia affatica molto i ragazzi e non può certamente essere utilizzata in uno studio prolungato e di tipo impegnativo.

E qui casca l’asino! Alle elementari e magari anche alle scuole medie, questa strategia poteva essere utilizzata; ma in prima superiore, con una diversa mole di lavoro non regge più.

Le strategie di compensazioni utilizzate, mobilitano un enorme impegno di risorse adattive e cognitive supplementari e creano un forte affaticamento che con il tempo si trasforma in demotivazione, sfiducia, bassi livelli di autoefficacia.

Tutta questa situazione influisce negativamente sull’identità del ragazzo, che nel passaggio a un diverso livello scolastico vede vacillare la propria identità e la propria autostima e ha profonde conseguenze sul suo umore:

  • Si sentono inferiori ai loro compagni e magari per nasconderlo tendono ad adottare un atteggiamento strafottente….meglio essere delinquente che deficiente.
  • Scarsa motivazione al raggiungimento degli obiettivi scolastici identificati come troppo faticosi e insostenibili.
  • Ritiro sociale.
  • Atteggiamenti aggressivi.
  • Oscillazione nel tono dell’umore
  • Presenza di forti sintomi ansiosi e anche attacchi di panico.
  • Forte rischio di abbandono scolastico.

Ricordiamoci che il livello di prestazione richiesto dalle scuole di secondo grado aumenta come aumenta anche il carico di materiale da dover processare; viene chiesto l’uso di un lessico più accurato e tecnico e soprattutto viene richiesto un alto livello di autonomia nella gestione degli impegni scolastici e nell’organizzazione del materiale da studiare.

Il fatto di non essere consapevole di avere un quadro di difficoltà affiancabili al D.S.A., può incidere in modo profondo sulla sfera emotiva e sociale del ragazzo, che ignaro delle reali motivazioni sottostanti alle sue difficoltà, tende ad evitare tutte quelle situazioni in cui le sue abilità       risulterebbero insufficienti.

pexels mikhail nilov 7662853
D.S.A.,DISLESSIA e AD0LESCENTI 11

COSA SI PUO’ FARE SE CI SI RICONOSCE IN QUESTA SITUAZIONE?

Primo consiglio fra tutti è quello di sottoporre l’adolescente ad approfondimenti al fine di valutare le reali difficoltà del ragazzo, per vedere se effettivamente si tratta di D.S.A., renderlo consapevole e insieme trovare adeguate strategie per affrontare al meglio la situazione. Quindi:

  • Riconoscere che c’è un problema
  • Non banalizzare le manifestazioni di stanchezza e frustrazione del ragazzo
  • Non minimizzare i successi o gli insuccessi scolastici
  • Valutare l’inizio di un trattamento neuropsicologico per sostenere ed allenare il ragazzo a trovare tecniche di compensazione adeguate per affrontare al meglio i compiti richiesti
  • Far capire al ragazzo l’importanza di trovare un metodo di studio che rispetti la sua unicità ma che gli faccia avere performance efficaci e in minor tempo.
  • Valutare l’inizio di una psicoterapia contemporaneamente al percorso neuropsicologico per aiutare il ragazzo a fugare paure, dubbi, insicurezze che in assenza di diagnosi si sono instillate in lui, e per aiutarlo a sostenere adeguatamente la componente emotiva-sociale delle difficoltà di apprendimento.

Le difficoltà scolastiche che un ragazzo affronta in assenza di una diagnosi di D.S.A. influiscono sulla rappresentazione di sé. Le difficoltà nell’aspetto metacognitivo creano problemi nell’immagine di sé, sia quella interiore “come io credo di essere”, sia in quella esteriore “come credo di apparire agli altri”.

La diagnosi tardiva condiziona spesso pesantemente le scelte scolastiche e lavorative dell’individuo, instillando in lui un sentimento di diversità, inadeguatezza, un marcato livello di stress, una forte percezione di incapacità a gestire le difficoltà che porta ad alienarsi e ad allontanarsi da qualsiasi obiettivo che risulta frustrante.

pexels andrea piacquadio 3769995
D.S.A.,DISLESSIA e AD0LESCENTI 12

Alla luce di tutto questo è quindi importante cogliere i segnali, come per esempio un senso di affaticamento, risultati poco soddisfacenti nonostante l’impegno, il senso di frustrazione e di demotivazione, il rifiuto scolastico….. tutti campanelli di allarme che se colti possono condurre gli adulti ad intervenire supportando il ragazzo e accompagnandolo nella comprensione delle origini delle sue difficoltà, dei suoi disagi nel modo più adeguato e costruttivo possibile.

Ma questo può essere fatto solo se l’adulto, che ha un qualsiasi ruolo educativo nella vita dell’adolescente, per un momento sospende il giudizio, sospende la critica, mette da parte la sua rabbia e la sua fatica (in questo percorso nella nebbia anche gli adulti vengono sfiniti e sfiancati dalle difficoltà che il ragazzo ha, ma soprattutto dalle sue reazioni emotive di difesa spesso aggressive) e………
…………….ASCOLTA!!!