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ATEL0PH0BIA

Tempo di lettura 5 Minuti

Paura di non essere abbastanza

Per ATEL0PH0BIA si intende un disturbo di tipo psicologico caratterizzato dalla costante paura di non essere in grado, di non essere all’altezza in qualsiasi tipo di ambito di vita, che sia fisico, sociale, sentimentale, lavorativo.

Questa paura mette in continua discussione tutto ciò che la persona affetta fa o dice o addirittura pensa, sminuendone le capacità, i risultati, le competenze e insinuando il dubbio fisso di sbagliare sotto ogni punto di vista.

Detto questo so che molti di voi leggendo il titolo hanno pensato “ma allora anch’io sono atolaphobica/ohhhh ecco!” e avete iniziato a telefonare ad amici e parenti per condividere la vostra scoperta……fermatevi pure, è molto molto probabile che non sia così.

A tutti noi sono capitati momenti ed esperienze in cui ci siamo sentiti inadeguati, in cui abbiamo pensato di non essere in grado o all’altezza dei compiti che dovevamo affrontare, di non avere le capacità. Molti sono i momenti nella vita in cui ci si sente inadeguati, incapaci, inadatti, ma ciò riguarda le solite difficoltà dell’esistenza e l’altalenante visione positiva o negativa che abbiamo di noi stessi.

Quando però questi pensieri diventano estremamente disfunzionali, totalitari e iniziano ad intaccare in modo violento la vita quotidiana, allora ci si trova di fronte ad una condizione psicologica che si può definire facente parte delle fobie.

Non siete convinti? Pensate ancora di essere affetti da ATEL0PH0BIA? L’etichetta vi piace così tanto da volerla assolutamente, ve la sentite calzante addosso come un guanto?

Allora facciamo un semplice test, un semplicissimo e velocissimo test. Cerchiamo una situazione tipo, in questo caso essere veramente convinti di valere poco sotto ogni punto di vista. Voi sinceramente non trovate nulla, assolutamente nulla che non sapete fare o affrontare decentemente? Non dico bene, ma almeno decentemente.

Questo piccolo test è semplicemente un modo molto superficiale per far capire a tutti che spesso nel gergo quotidiano usiamo termini tecnici a sproposito: sono depressa, quando in realtà si parla di tono dell’umore basso…..oppure sono claustrofobica…..quando magari si preferisce solo stare in spazi ampi, insomma la fobia ha una intensità e dei contraccolpi sulla vita quotidiana molto più incisivi e violenti. Quindi attenti a come vi parlate (e qui rimando ad un articolo già scritto in precedenza).

Bisogna però anche dire che la profonda e spesso inconsapevole paura di non essere abbastanza può annidarsi in tutti noi e in un certo senso spiegare molti aspetti fallimentari della nostra esistenza.

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Ma da dove nasce l’ ATEL0PH0BIA?

Le esperienze avute nei primi anni di vita creano dei veri e propri schemi mentali con cui una persona interpreta il mondo interno e il mondo esterno, esattamente come il programma di un computer. Secondo la Schema Therapy  sono proprio questi schemi che continuano per tutta la nostra vita a condizionare le nostre scelte, la nostra visione dell’esistenza, il nostro modo di affrontare il mondo.

Se nei primi anni di vita sono stati creati buoni rapporti con le figure genitoriali e accudenti, probabilmente abbiamo sviluppato una buona visione di noi stessi. Se invece i rapporti sono stati distaccati, anaffettivi e pieni di critica, è altamente probabile che si sia sviluppata una visione di noi stessi negativa, fallimentare, non degna di amore. In questi casi il bimbo pensa che è degno di essere amato se fa il bravo, se è come lo vogliono gli adulti…..non si sviluppa mai in lui la profonda idea importantissima di essere degno di amore a prescindere, solo perché è lui.

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Non si sviluppa in lui la sicurezza che viene solo dall’amore incondizionato.

Allora il bimbo inizia a pensare che se i genitori/adulti non lo apprezzano abbastanza è perché è colpa sua, magari non è abbastanza bello, o intelligente, o simpatico… e sviluppa una immagine negativa di sé che lo condizionerà perché

se non ci si sente degni di amore si finisce per sabotare le possibilità di essere felici, le opportunità che la vita ci propone.

La paura di non essere abbastanza e di non essere all’altezza può condurci a riproporre sempre nella nostra vita continui fallimenti. Si finisce per avere paura di prendere in mano la responsabilità della propria vita perché questo significherebbe dover cambiare e la paura del fallimento è sempre presente. Per questo meglio rimanere nelle odiate situazioni piuttosto che rischiare di cambiare.

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Ma a questo punto la domanda da cento milioni di dollari:

Come si sconfigge la paura di non essere abbastanza?

Alcuni elementi saranno importanti:

  • ·       FAMILIARIZZARE CON L’IMPERFEZIONE: il mondo è perfetto nella sua imperfezione, la singolarità dell’imperfezione è assolutamente necessaria per una evoluzione sana e articolata dell’umanità. Quindi imparare e rendersi conto che ciò che spesso si considera come imperfezione può essere un segno di unicità importante e positivo.
  • ·       COMPRENDERE IL SIGNIFICATO DELLA PERFEZIONE per noi, che valore ha avuto in passato, magari un valore protettivo o risolutivo che poi si è cristallizzato ed è diventato disfunzionale. In una occasione ci è servito ma poi è diventato una trappola.
  • ·       DIVENTARE CONSAPEVOLI dei propri limiti e capire che il benessere è ciò che ci calza a pennello e ci fa stare bene, e non una astratta perfezione globalmente condivisa. L’importante è che funzioni, come diceva Woody Allen.
  • ·       CAMBIARE LO STILE DI VITA: impegnarsi a sviluppare competenze per il semplice piacere di fare può aiutare a sganciarsi dalla visione continua della performance vincente o fallimentare.

La psicoterapia, soprattutto ad approccio cognitivo comportamentale può aiutare le persone ad imparare ad amarsi, ad essere buone con sé stesse, a diventare bravi genitori di noi stessi.

Quindi quando vedete che la vostra qualità di vita peggiore, quando vedete che state sacrificando la ricerca della vostra felicità per rincorrere una perfezione inesistente e mai abbastanza fermatevi e chiedete aiuto.

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Dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto sempre di non essere mai abbastanza.

Alda Merini