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ADHD 2.0

Tempo di lettura 8 Minuti

Disturbo da deficit dell’ATTENZI0NE e IPERATTIVITA’

                                                                                                                      

Si stima che il 4-5% della popolazione infantile nasca con un ADHD ,cioè in ogni classe di 25 bimbi uno soffre di questa sindrome.

Si parla di bimbi difficili da gestire, estremamente vivaci e in continuo movimento, come un tornado che dove passa tira tutto all’aria e crea danno e scompiglio. Bimbi con cui non si riesce a discutere, che vogliono sempre averla vinta loro e che mal gestiscono tutte le loro emozioni, siano esse belle o brutte. Sicuramente molti genitori leggendo, avranno iniziato a drizzare le orecchie e a sentirsi “colpiti sul personale”.

Bisogna dire che alcuni bimbi hanno un temperamento mite, mentre altri ne hanno uno estremamente difficile da gestire, ma questo non vuol dire che vi siano difficoltà neurobiologiche di qualche tipo, sono probabilmente più rivoluzionari, più esplorativi, meno inclini a riconoscere una gerarchia e a seguire le direttive degli adulti, ma in generale hanno buone capacità di autoregolazione. I bimbi invece in cui si può riscontrare disattenzione, impulsività e iperattività eccessive e incontrollabili, sono bimbi con ADHD.

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IPERATTIVITA’ E BIMBI IPERATTIVI

Per iperattività in psicologia si intende un comportamento estremamente irrequieto, soprattutto nel periodo infantile. Purtroppo però, come molti altri termini tecnici (depressione, ansia, attacchi di panico, ecc), anche questo è spesso usato colloquialmente a sproposito. Quindi primo importante compito è definire in modo adeguato e preciso chi è veramente un bimbo iperattivo, liberando così dall’etichetta tutti quei bimbi, sicuramente piccoli diavoli della Tasmania, ma non iperattivi.

I bimbi iperattivi portano con sé disturbi del neurosviluppo che influenzano in modo significativo le loro capacità di autoregolazione. Anche se all’inizio abbiamo detto che il 4-5% della popolazione infantile ne soffre, purtroppo la realtà è che molto spesso questa situazione viene ignorata, la diagnosi viene fatta tardivamente e ancora più tardivamente, quando addirittura mai, vengono attivati gli interventi.

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Sintomi dell’ADHD

I sintomi tendono a fare la loro comparsa già in tenerissima età, per diventare poi sempre più evidenti in presenza di specifici cambiamenti: la nascita di un fratellino, l’inserimento all’asilo, l’inizio della scuola. La maggior parte dei casi vengono, se va bene, diagnosticati tra i 7  e i 10 anni di età. Ricordiamo che le diagnosi fai da te non fanno testo e che per avere una vera diagnosi bisogna rivolgersi a dei professionisti della salute mentale e nella fattispecie: neuropsichiatra infantile, neuropsicologi, psicologo.

Spesso i sintomi dell’ADHD vengono sottovalutati o addirittura ignorati dagli adulti che circondano i bambini; in particolare sono i fattori culturali che, più di altri, conducono a errate interpretazioni dei sintomi. Spesso si pensa che questi bimbi siano viziati, che vengano alimentati con vagonate di zuccheri puri, oppure che stiano reagendo a situazioni di disagio di ignoto tipo. Tutte queste, che sembrano e purtroppo spesso sono giustificazioni deleterie, portano a non comprendere adeguatamente il disturbo neurobiologico e inducono gli adulti a perdente tempo prezioso che invece poteva essere utilizzato per aiutare il bimbo ad apprendere strategie per un migliore adattamento di vita.

Secondo il DSM-5, Diagnostic and statistical manual of mental disorders , devono essere presenti pattern di comportamenti di disattenzione, iperattività e impulsività persistenti e invasivi in più contesti per poter fare diagnosi.

L’insorgenza di tali sintomi deve essere presente prima dei 12 anni di età e gli stessi sintomi devono compromettere o interferire con la qualità del funzionamento sociale, scolastico, lavorativo e di vita della persona.

L’iperattività e l’impulsività possono essere riscontrabili ed evidenti in una serie di comportamenti come:

  • Incapacità di stare seduti
  • Incapacità di stare fermi per un tempo prolungato
  • Interrompere continuamente gli altri e incapacità di aspettare il proprio turno
  • Dare risposte frettolose senza attendere la fine della domanda, senza riflettere e quindi senza un vero dialogo interno
  • Cambiare continuamente idea, gioco, azione, posizione

Se volessimo trovare una definizione per cercare di dipingere la loro essenza, li si potrebbe definire “anime in pena”!

La disattenzione si manifesta come la difficoltà a rimanere concentrati su compiti che richiedono uno sforzo prolungato. Spesso soggetti con ADHD non riescono a rendersi conto dei particolari, sembrano non ascoltare ciò che gli viene detto e spesso hanno difficoltà a svolgere compiti che gli vengono assegnati e che abbandonano. Si riscontrano gravi difficoltà nella pianificazione  e nell’organizzazione che hanno come conseguenza primaria proprio il non riuscire a portare a termine attività intraprese.

In base alla combinazione dei sintomi si possono manifestare profili di tipo combinato, in cui è prevalente la disattenzione e meno l’iperattività, oppure un predominio dell’impulsività e poca disattenzione. A queste tre caratteristiche di base possono associarsi anche altri disturbi come per esempio, DSA (disturbo specifico di apprendimento), oppure DMC ( disturbo di coordinazione motoria), o DOP (disturbo oppositivo provocatorio), ma anche disturbi d’ansia, disturbi dell’umore e TIC.

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ADHD NEI RAGAZZI E NEGLI ADULTI

Nei ragazzi e negli adulti la sintomatologia cambia aspetto, si ha spesso una riduzione dell’iperattività che prende più la sfaccettatura dell’irrequietezza e si possono ritrovare alcuni aspetti identificabili:

  • Impulsività comportamentale e verbale
  • Non rispetto dei turni nei dialoghi
  • Persistente distraibilità
  • Difficoltà a portare a termine i compiti affidati
  • Propensione a evitare compiti che richiedono sforzo mentale prolungato
  • Incapacità di mettere a fuoco l’argomento principale
  • Forti dimenticanze
  • Disorganizzazione
  • Frustrazione immediata di fronte a un qualsiasi tipo di ritardo
  • Noia e insoddisfazione nel lavoro e negli aspetti di vita quotidiana
  • Logorrea
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DIAGNOSI ADHD

La diagnosi tempestiva è di vitale importanza per un bambino con possibile ADHD. Questa diagnosi  è essenzialmente di tipo clinico, si effettua attraverso l’osservazione del bimbo che viene sottoposto ad una batteria di test per valutarne le funzioni esecutive come la pianificazione, l’attenzione, la memoria e l’impulsività, al fine di definire, in maniera oggettiva, il rendimento di questi ambiti rispetto l’età cronologica. Si valuta anche le eventuali comorbilità e quindi si indaga il livello intellettivo, le abilità di letto-scrittura, di calcolo, gli aspetti motori e visuo-spazionali oltre che gli aspetti emotivi.

In Europa viene utilizzato il manuale diagnostico ICD-10, in quanto è più restrittivo del DSM usato soprattutto in America e richiede, per fare diagnosi, che siano presenti contemporaneamente:

  1. Sintomi di iperattività
  2. Comportamenti impulsivi
  3. Deficit di attenzione

Ai fini diagnostici è inoltre richiesto che vengano soddisfatti i criteri:

  1. Esordio precoce
  2. Le difficoltà devono presentarsi almeno in due diversi contesti (casa e scuola per esempio)
  3. Devono essere escluse altre diagnosi come disturbo di ansia, dell’umore, schizofrenia, ecc.
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CURA E TERAPIA

Anche se non esiste una cura risolutiva per l’ADHD i trattamenti disponibili possono contribuire a ridurre di molto i sintomi e di solito l’approccio è multidisciplinare.

  • Farmaci: in molti pazienti i farmaci riducono i sintomi dell’iperattività e dell’impulsività , migliorando la capacità di concentrazione. Si possono usare farmaci stimolanti, che aumentano la dopamina nel cervello, non-stimolanti e antidepressivi.
  • Dieta: evitare di mangiare in modo irregolare, poco o troppo e si consiglia un regime alimentare mediterraneo ricco di aminoacidi.
  • Psicoterapia.
  • Yoga e Mindfulness
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LA PSICOTERAPIA

Negli anni sono stati provati diversi approcci psicoterapici e i risultati variano a seconda dei pazienti. Tra le più efficaci si ha la psicoterapia cognitivo-comportamentale, un approccio che aiuta le persone a modificare il proprio comportamento. Questo trattamento va indirizzato verso tutte le aree che risultano compromesse e lavorare su tutte le dimensioni implicate nel disturbo.

Le procedure di intervento tengono conto delle difficoltà del bambino e propongono, oltre alla gestione delle contingenze ( punizioni e rinforzi) anche e soprattutto programmi di natura comportamentista come l’insegnamento di tecniche  tra cui le autoistruzioni verbali (per sopperire alla mancanza di dialogo interno), il problem solving e lo stress inoculation training ( per migliorare la consapevolezza e il controllo delle emozioni in situazioni di stress).

Spesso, i genitori che giustamente possiedono poche strategie di gestione del comportamento del figlio, fraintendono i comportamenti del bambino e considerano intenzionali i comportamenti problematici. Da ciò ne deriva rabbia, rifiuto, delusione nei confronti del bambino e a ciò si aggiunge la frustrazione con cui vivono la sensazione di perdita del controllo del ruolo genitoriale.

Per questo motivo, uno degli scopi della psicoterapia è quello di modificare la rappresentazione mentale che non solo i genitori, ma anche gli altri adulti, hanno del bambino, aiutandoli a focalizzarsi sui propri sentimenti, atteggiamenti e risposte comportamentali. Si adotta quindi un percorso di Parental Training.

Tra gli scopi dell’intervento con i genitori si ha:

  • La promozione di regole educative adeguate
  • La pianificazione di interventi comuni
  • La costruzione di una comunicazione efficace
  • L’accrescimento delle capacità di negoziare durante conflitti e controversie
  • L’individuazione di stati mentali che possono boicottare l’accudimento
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COSA POSSO FARE PER AIUTARE MIO FIGLIO

Siate molto affettuosi con i vostri figli. I bimbi hanno bisogno di sentirsi sempre amati e apprezzati, è quello che fanno in un certo momento ad essere sbagliato, ma loro non devono sentirsi sbagliati. Mamma e papà posso arrabbiarsi per quello che fanno ma mai smettere di amarli.

Strutturare una precisa routine quotidiana. Potete usare una tabella sul frigorifero o in un posto visibile e comprendere tutte le attività, oltre ai tempi necessari per effettuarle.

Organizzare gli oggetti di uso comune. Avere un posto per ogni cosa e tutto al loro posto…..come stile di vita.

Organizzare i compiti. Aiutare il bambino a usare strumenti compensativi che lo aiutano a ricordare i compiti che deve svolgere.

Essere sempre molto chiaro e coerente. Tutti i bambini, ma in special modo i bimbi con ADHD hanno bisogno di regole precise e comportamenti coerenti che possono capire e accettare facilmente, e accettati possono seguirli.

Gratificarli. I bimbi con ADHD spesso hanno collezionato nella loro breve vita più rimproveri che rinforzi, le ragioni sono ovvie….ma puntare sempre sulla punizione crea solo ed esclusivamente frustrazione e ribellione. Puntante di più su ricompense e gratificazioni, ovviamente sempre date seguendo regole precise e ben definite.

Ricordatevi che nessun bambino è perduto se ha qualcuno che crede in lui, quindi ricordatevi che un bimbo ha una sindrome chiamata ADHD non è quella sindrome, lui è un mondo magnifico che deve ancora essere scoperto.

Questo è il nostro compito

nei confronti del bambino:

gettare un raggio di luce

e proseguire il nostro cammino.

Maria Montessori